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08/10/2019 :

Campagna verso città (1/2). A proposito dei nostri contadini, nel vicino Veneto alcuni secoli fa era di moda il seguente detto: “Il contadino è ottimo quando piange e pessimo quando ride”. Successivamente si diffuse un altro detto: “Il contadino è come una pianta di noci, più batti e più dà frutti”. Questo per inquadrare ciò che si pensava del settore primario, l’agricoltura e i suoi addetti. In Baviera dicevano: “Il contadino è come un bue solo che gli mancano le corna”. Le Valli erano più rispettate, più defilate, più autonome, autogovernate, diverse dalla sterminata pianura friulana che faceva un tutt’uno con gli altri territori della Serenissima. Le leggi dei restanti territori trattavano apertamente i contadini come grulli, come essere inferiori, specie a cavallo tra il ‘300 e ‘400, “villani” in quanto incapaci di vivere bene. Nel 1737 un funzionario bavarese definì i contadini e i loro colleghi montanari “un ibrido tra l’animale e l’uomo” e ancora nel 1951 un signorotto veronese spiegò alla figlia, la quale scrisse poi nel tema in classe, che “le case rurali con hanno il cesso perché al loro interno vivono persone diverse da noi”. Nel mondo contadino, compreso Ponteacco e il contado, si viveva e si moriva “all’ombra del campanile”, un modo di dire per sottintendere che la scansione della vita risultava chiusa nel mondo contadino. E a Ponteacco non si poteva neppure morire all’ombra del campanile in quanto non era stato ancora costruito.

mezzana
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tiglio
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