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14/04/2019 :

Fare pipì all’aperto fa giustamente ancora scandalo. Non passa domenica che uno-due o tre soci della Pro Loco, finita la loro visita pomeridiana al Centro, non si accomodino alla siepe verde che delimita il parcheggio da una proprietà privata per fare pipì, spesso incuranti se nelle auto in transito ci siano anche bambini. Come se al Centro non vi fossero i servizi igienici! Ad alcuni friulani piace da morire aspergere il suolo pubblico con i loro dorati effluvi, così come ben rappresentato nella pittura di genere del Seicento, quando piscioni incuranti mingevano durante le loro sbronze, nei bordelli o al vento. Non da meno le donne, seppur più appartate, dietro ad un albero, dietro a un muretto. È pietoso vedere durante le sagre estive schiere di “zovins” intenti a orinare e non si sa se per necessità o puro esibizionismo. Il linguaggio contemporaneo qualifica come sprezzante tale atto fisiologico ed è giusto sia così. Eppure quando i primi fanciulli mingenti comparvero sui sarcofaghi tardo romani del III secolo d.C. raccontano l’allegria di un baccanale di putti. A Bruxelles il Manneken-Pis di Rue de l’Étuve celebra l’innocenza di un bisogno fisiologico fatto da un bambino. La statua è del 1619 ed è di 400 anni dopo la pubblicità di un prodotto parafarmaceutico che riprende il bronzo belga. Ma con gli adulti non si scherza: è un atto volgare, da ignoranti, nonostante sia stato ripreso nella Pisseuse di Picasso o negli acquerelli di Charles Demuth, oppure nelle Ossidazioni di Andy Warhol. Per il momento la siepe regge alle poipoi (alla francese: puàpuà) altrui, fino a quando la pazienza non invocherà figure quali Lorena Bobbit, quella dello “zàk”. Qualcuno ricorda?

mezzana
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tiglio
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