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10/10/2017 :

Il frico (di F.S., 1/2). Le prime testimonianze risalgono al Maestro Martino, carismatico cuoco del Patriarca di Aquileia Lodovico Trevisan e non solo e nel XV secolo indiscussa star dei fornelli. Nel suo ricettario manoscritto in lingua volgare “De arte coquinaria”, divenuto il testo di riferimento per tutti i cuochi a lui contemporanei, ne aveva citato il probabile antenato, "Caso in petellecte", il formaggio in padella: "Piglia del caso grasso, et tagliarai in fettolini o bocchoni quadri, o como ti piace; et habi de le petellecte fatte a tal mistero; en sol fondo metterai un pocho di butiro, overo struto novo, ponendole a scaldar sopra le brascie, et dentro mettirai li ditti pezzoli di caso; et como ti piace che sia facto tenero gli darai una volta, et mettendogli sopra del zuccharo et de la canella; et mandaralo subito in tavola, che si vol magnare dopo pasto et caldo caldo". La ricetta fu ripresa, assieme alle altre, dall'umanista e gastronomo Bartolomeo Sacchi detto il Plàtina e descritto come "Caseus frictus" (da cui si vorrebbe far derivare il nome) nel suo libro innovativo, scritto in latino, “De honesta voluptate et valitudine”. Ma la sua preparazione si trova anche in una leggenda in cui si narra che il Santo Ermacora, patrono di Udine, durante la sua opera di evangelizzazione nei territori friulani, mangiò qualcosa del genere ospitato da un pastore il quale, non avendo null'altro da offrirgli se non degli strissulis di formaggio, li cucinò in padella servendo il tutto con della polenta rimasta. "Il cucchiaio d'argento" è di secoli dopo.

mezzana
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